Dal 14 al 30 ottobre
Mostra
Castello Visconteo
Val Grande, rinascita di una foresta. Dal disboscamento alla wilderness
L’ONU ha proclamato il 2011 “Anno Internazionale delle Foreste” per favorire la gestione, conservazione e lo sviluppo sostenibile delle foreste di tutto il mondo.
Le attività economiche legate alle foreste influiscono sulle condizioni di vita di un miliardo e seicento milioni di persone in tutto il mondo. Come ecosistemi, le foreste giocano uno ruolo fondamentale nel proteggere la biodiversità e nell’attenuare gli effetti del cambiamento climatico.
Ogni giorno nel mondo, circa 350 km quadrati di foresta vengono distrutti; le cause sono la conversione in terreni agricoli, un taglio indiscriminato del legname, una gestione errata della terra e la creazione di insediamenti umani.
In Europa le foreste hanno assunto un nuovo ruolo ricreativo, oltre a costituire riserve di biodiversità. La Val Grande (“grande foresta” per eccellenza) è simbolo di questa nuova “funzione sociale” dei boschi di montagna. Dopo secoli di spoliazioni sistematiche i monti della Val Grande sono tornati ad essere coperti dal “Gualdo”, la grande foresta.
La mostra, unendo fotografie d’epoca a immagini contemporanee, racconta questa trasformazione epocale.
Evento in collaborazione con Parco Nazionale Val Grande
Foto selezionate tra quelle pubblicate nella pagina Val Grande di Facebook e dell’Archivio del Parco Nazionale Val Grande
Pestarena 1961
La chiusura dell'ultima miniera delle Alpi
L’esplosione che uccide quattro minatori il 13 febbraio 1961 è occasione per la chiusura definitiva dell’impianto aurifero di Pestarena. L’evento rappresenta la fine di un’epoca e la conclusione di un ciclo storico di utilizzo delle risorse delle Alpi. Gli anni ’60 del Novecento videro i grandi cambiamenti sociali che trasformarono l’Italia da paese contadino a nazione industriale. Le Alpi stavano perdendo definitivamente il loro uso sociale produttivo (l’agricoltura e l’allevamento, le miniere) per assumerne uno completamente nuovo: quello ricreativo del turismo. La chiusura dell’ultima miniera d’oro sulle Alpi passò tutto sommato inosservata nell’opinione pubblica di un’Italia concentrata sulle grandi industrie di pianura e indifferente ai problemi della montagna.
Preziose immagini d’epoca e rari reperti spiegano un lavoro secolare nelle viscere della montagna e richiamano al dovere della memoria.
Evento in collaborazione con l’associazione “I figli della miniera”