Raccontare la montagna
Sabato 22 ottobre
Castello Visconteo, ore 17
LA MONTAGNA: SOLO UN LUNA PARK PER I CITTADINI?
Carlo Grande dialoga con Valentina Scaglia (giornalista di montagna)
“La montagna, in tempi di carestia fisica (di aria, di acqua, di terra) e spirituale (etica ed estetica), è una delle ultime risorse per salvare il pianeta e le speranze dell'uomo. Frequentare la natura e le terre alte è un modo fondamentale per ritrovare dignità, poesia, contemplazione, senso dell'eroismo. Ciò che di buono, insomma, si agita di tanto in tanto nel nostro animo. La montagna siamo noi, la nostra parte più nascosta, preziosa e vitale. Come il duende, il demone della creatività descritto da Federico Garcia Lorca in un saggio immortale, non è tecnica, non è fantasia, non è intelligenza. Non è solo questo. La montagna ci solleva e ci fa patire, ci trafigge nel profondo, ci scuote e infine ci lascia muti. È una forza istintiva e potentissima, inesprimibile, "che sorge dalle più segrete stanze del nostro sangue" dice García Lorca. È un grumo dionisiaco che contiene gioia e dolore, solitudine e amicizia, canto e silenzio, vento, ghiaccio e sole splendente. È trasalimento, è un potere misterioso che brucia il sangue e prosciuga. È una ferita inguaribile, attraverso la quale scorre il nostro sangue più puro”.
C. GRANDE Terre alte. Il libro della montagna Ponte alle Grazie
Lo scrittore e giornalista de “La Stampa” Carlo Grande (autore de La via dei lupi, La cavalcata selvaggia e Terre alte. Il libro della montagna) si interroga sul destino della montagna, una passione e filosofia di vita per molti, un campo di gioco per altri.



